CHE TONFO, IN LIGURIA, PER IL PARTITO DEMOCRISTIANO!
Questa volta ci siamo: il Partito Democristiano perde tutte le sue roccaforti liguri, e non ha più scuse; ora, per evitare che i disastri elettorali arrivino a cascata, e ne pregudichino ogni possibilità di ritornare a governare, la dirigenza dovrà abbassare le orecchie e addivenire a più miti consigli.
A Genova, dove si sono recati alle urne in 209.595, pari al 42,67 per cento degli aventi diritto, il nuovo primo cittadino è espressione della destra radicale unita: Direzione Italia, Forza Italia, Fratelli d’Italia-An, Lega Nord, Nuovo Psi, hanno conquistato la città Medaglia d’Oro della Resistenza.
Hanno ottenuto 112.398 voti validi, su un totale di 203.455 (1.503 schede bianche, 4.626 nulle, 11 contestate): significa che – tenuto conto che gli iscritti alle liste elettorali erano in totale 491.167 – il “signor” Marco Bucci è espressione del 22,88 per cento dell’elettorato attivo cittadino.
Il suo avversario, Giovanni Antonio Crivello detto Gianni – sostenuto dal Partito Democristiano e dal Movimento Democratico e Progressista, quest’ultimo camuffato in una lista civica A Sinistra, che comprendeva anche alcuni giovani della ex Rete a Sinistra – è giunto non molto lontano: ha incassato 91.057 preferenze, pari al 18,54 per cento.
Il problema, per i servi renzisti, è che la distribuzione delle preferenze li penalizza assai: dieci anni fa l’Ulivo otteneva il 34,60 per cento, oggi i partiti che lo componevano – che sono essenzialmente quelli confluiti l’anno successivo nel Partito Democristiano – sono ridimensionati ad un misero 19,88 per cento, riducendosi del 42,54 per cento.
Ma se a Genova agli zerbini del Presuntuoso Toscano è andata male, peggio è finita alla Spezia, nell’altro capoluogo ligure dove si è rinnovato il Consiglio comunale; qui proprio non c’è stata partita: la cricca del ministro della giustizia, Andrea Orlando, e dell’ex assessore regionale alla Protezione civile, Raffaella Paita, ha subito un vero tracollo.
Qui sono andati alle urne in 35.306, pari al 46,50 per cento degli aventi diritto; anche qui il nuovo borgomastro è espressione della stessa co… – pardon, accozzaglia – che ha conquistato Genova, anche se declinata in modo diverso nella composizione: era presente una lista unica Fratelli d’Italia-An/Forza Italia.
Il candidato dell’area vincente ha ottenuto 20.636 voti, pari al 59,98 per cento dei suffragi validi; gli iscritti alle liste elettorali erano 75.918, mentre i votanti 34.407 (258 schede bianche, 637 nulle, 4 contestate): pertanto il sindaco è espressione del 27,18 per cento del totale dei cittadini spezzini.
Il suo antagonista, Paolo Manfredini – sostenuto da Partito Democristiano, Italia dei Valori, e diverse liste civiche – ha ottenuto 13.771 preferenze, pari al 18,13 per cento dei voti validi; una pesante débâcle appena smorzata dalla constatazione della frammentazione di tutto ciò che sta alla sua sinistra.
Infatti, qui gli ex centrosinistri si sono presentati in ordine totalmente sparso: due hanno dato vita ad altrettante liste civiche, mentre il candidato di Rifondazione – Massimo Lombardi – si è presentato con il simbolo Spezia Bene Comune (ottenendo il seggio), ed il Partito Comunista Italiano (che schierava il vicesindaco uscente, Cristiano Ruggia) ha sfiorato il “titulo” mancandolo per sole circa settanta preferenze.
Genova, 26 giugno 2017
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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